Videogiochi per promuovere un museo? Sì, è la gamification raccontata da Fabio Viola

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fabio viola 2Fabio Viola, pugliese, 36 anni con studi classici alle spalle, ha scoperto il mondo dei videogame all’età di 7 anni, colpito dal livello di coinvolgimento emozionale che dava il gioco e dalle possibilità di scoperta di luoghi e avventure sempre nuove. Oggi Fabio Viola è un engagement scientist stabilmente nella TOP 10 mondiale dei migliori Gamification designers. È anche coordinatore Didattico del Master in Engagement & Gamification presso IED Milano ed è stato insignito del premio “Lezioni di Design”  promosso da Fuorisalone Milano.

In qualità di presidente di TuoMuseo, realtà no-profit che opera nel mondo dei video-giochi, marketing e beni culturali ha seguito la progettazione di Father and Son, un videogioco narrativo per esplorare il museo archeologico e la città di Napoli che sta avendo un grande successo. Infatti la  gamification, che intende portare le logiche del gioco e del divertimento nelle attività quotidiane, si sta confermando come lo strumento più adatto e innovativo per intercettare nuovi pubblici, anche in ambito turistico.

Abbiamo chiesto a Fabio Viola, producer del gioco di raccontarci come è nato Father&Son e come la gamification potrebbe cambiare il modello di fruibilità dei meusei

L’idea che spesso molti hanno dei  musei è che si tratti di depositi di oggetti e storie appartenute a persone del passato poco importanti per la nostra vita quotidiana. Con Father and Son vogliamo dimostrare che il passato è parte integrante di ciò che siamo nel presente:  ci si muove in diverse ambientazioni storiche passando dall’antico Egitto fino alla Pompei di epoca romana per giungere alla Napoli borbonica. Cerchiamo di dimostrare che alcuni  sentimenti ed emozioni che provano le persone sono le stesse indipendentemente dall’epoca in cui sono state vissute. Un cielo stellato visto da una coppia di fidanzati durante l’antico Egitto  genera le stesse emozioni di oggi quando una coppia di fidanzati, la notte di San Lorenzo, guarda il cielo cercando le stelle cadenti. Il passato è molto più vicino a noi di quanto pensiamo. Anche quando non ne abbiamo una piena conoscenza. Ma così come il protagonista della storia seguendo le tracce può arrivare a conoscere la vita di un padre mai incontrato, così ognuno di noi guidato dal gioco, può incontrare la propria storia e scoprire le proprie radici.

Come è nato il progetto?

Il gioco è una prima volta non solo in Italia ma nel mondo, la prima volta in cui un museo decide di andare sul mercato con un gioco in qualità di publisher. La richiesta è partita dalla direzione del Museo. All’interno del piano strategico elaborato dal direttore Paolo Giulierini con la collaborazione del professor Ludovico Solima dell’Università  della Campania, erano state individuate una serie di  azioni “innovative” attraverso le quali avvicinare nuovi pubblici. Tra queste l’idea di utilizzare nuovi linguaggi.

L’obiettivo principale del gioco è quello di andare a intercettare persone che mai entrerebbero al Museo Archeologico di Napoli, persone che non si lasciano coinvolgere da stili e format di comunicazione tradizionale. Esiste infatti un nuovo pubblico dell’offerta culturale che proprio nel linguaggio del videogioco ha individuato il proprio modello apprenditivo.

Il progetto inizia così. Deciso l’obiettivo strategico la direzione del Museso di Napoli ci ha contattati: Come Tuomuseo, una realtà no profit nata nel 2016,  abbiamo vinto un bando per  l’innovazione culturale della Fondazione Cariplo che ci ha finanziati per sviluppare nuovi progetti e metodi  finalizzati al coinvolgimento di nuovi pubblici.

Il nostro team ha raccolto la sfida lanciata dal Museo Archeologico di Napoli, così abbiamo iniziato il progetto curandolo nella fase di ideazione del concept, nella realizzazione artistica, nella scrittura del codice e infine nella messa sul mercato che avverrà, gratuitamente, il prossimo 24 Aprile 2017 su App Store e Google Play. Io  svolgo prevalentemente il ruolo di Producer, coordino il progetto assicurando il mantenimento delle deadline, il team al completo è composto da un artista, un animatore, un game designer, uno sviluppatore e un musicista tutti di fama internazionale.

Un videogioco può realmente aiutare la promozione della cultura?

I videogiochi sono essi stessi un’espressione culturale e artistica. In diversi stati europei il videogioco ha acquisito anche a livello legislativo questo status ed è equiparato a un dipinto, una canzone o un film.  In Italia qualcosa si sta muovendo, abbiamo perso molto tempo aper la mancata conoscenza del settore da parte delle istituzioni.

Nell’immaginario comune i videogiochi non sono immediatamente riconoscibili come strumenti “culturali”, anzi. Come può un gioco convincere una persona a entrare in un museo?

I videogiochi possono aiutare i musei a comunicare  in modo immediato e semplice. Uno dei nostri strumenti è lo storydoing,  semplice evoluzione dello storytelling.  Il punto di partenza è sempre una narrazione, ma noi superiamo i limiti  dello storytelling: un video o un testo prevedono una fruizione monodirezionale, c’è un ideatore della storia e, in un secondo momento, poi c’è qualcuno che la fruisce e si immedesima. Nel video gioco si fa una passo avanti, ovvero ognuno di noi è il protagonista della storia e la influenza. A seconda delle scelte che si fanno il finale del gioco cambia. Questo metodo aiuta la connessione e l’interazione con la storia e con il messaggio che si intende veicolare.

È possibile utilizzare queste nuove metodologie anche in ambito turistico?

Nel turismo c’è tantissimo margine ancora inesplorato: ad oggi esistono già oltre 300 videogiochi ambientati in location italiane, castelli, stradine come sosteniamo col manifesto GameCommission. Si tratta di videogiochi che hanno venduto centinaia di milioni di copie, centinaia di persone nel mondo interagiscono  quotidianamente per ore con luoghi italiani e imparano a conoscere il nostro paese attraverso la lente di questi videogiochi. La cosa interessante è che in passato erano libri e film a creare l’immagine che nel mondo veniva data dell’Italia come paese cartolina. I turisti visitavano la fontana di Trevi o piazza di Spagna perché l’avevano vista in vacanze romane o la dolce vita. Oggi i videogiochi hanno superato per consumo gli altri media, soprattutto in alcune fasce d’età, diventando un grandissimo strumento promozionale attraverso cui raccontare il paese, i luoghi e le storie.

Questa è la direzione verso la quale stiamo pian piano andando sia in termini di narrazione che di strumenti. È più facile ricordarsi una città quando hai modo di esplorarla per ore.

Come è stato accolto il gioco?

Il gioco uscirà ufficialmente il 24 Aprile, da quando lo abbiamo annunciato abbiamo ricevuto oltre 170 articoli sulla stampa italiana ed estera contribuendo a creare una immagine positiva del Museo Archeologico di Napoli ed un valore economico indiretto che ha già ripagato il costo dell’investimento.

Quanto vale l’economia della gamification in Italia?

L’industria dei videogiochi in Italia ha fatturato nel 2015 più di un miliardo di euro. Sono moltissimi gli italiani che ogni anno investono in software o hardware legati al mondo dei videogames. La Gamification è difficile da monitorare, ma larga parte delle aziende anche italiane si è dotata di strumenti, software e processi gamificati.

Progetti futuri?

Tra i più interessanti un allestimento 4D per un museo italiano con un video interamente realizzato partendo da un engine grafico di un famoso videogioco commerciale. Vi assicuro che sarà una esperienza immersiva mai provata in Italia. A livello personale il libro appena uscito “L’arte del Coinvolgimento” pubblicato da Hoepli dove ho raccolto quanto ho imparato nella progettazione dell’engagement. Per i curiosi il sito ufficiale è www.engagementdesign.it. 

Quali consigli daresti ai giovani appassionati di videogame?

Giocare, giocare, giocare. Io ho iniziato per passione ma anche una semplice passione se presa sul serio e approfondita può diventare una grande opportunità. Giocavo tanto e scrivevo articoli e recensioni per riviste cartacee ed online. Poi piano, piano ho iniziato a lavorare e a raggiungere i primi traguardi. Quando io ho iniziato non esisteva un vero e proprio corso di studi in design dei videogiochi ma oggi è tutto molto più semplice e le possibilità di crescita in questo settore sono molte e inesplorate.

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