Start-up turismo, tra mentoring e networking ecco come crescono le startup

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Nata nel 2013 dall’incontro di alcuni startupper, l’associazione Start-up Turismo raccoglie ad oggi oltre cento iscritti (www.startup-turismo.it). Mentoring, consulenza, networking e fund-raising, sono solo alcuni dei servizi che offre a chi sceglie di associarsi. Da poco è stata pubblicata una Survey che mette in luce la situazione investimenti e crescita delle startup del travel in Italia.

Abbiamo chiesto a Pietro Ferraris, socio fondatore e presidente di Startup turismo di raccontarci la sua storia di startupper e dell’incontro da cui è nata l’associazione.

Io mi occupo di startup in ambito travel dal 2007, nel 2011 sono andato negli Usa dove ho creato assieme ad altri soci la start-up Map2app che si occupava di applicazioni mobile per la promozione del territorio e che oggi è parte della società lastminute.com Group. Dopo due anni a San Francisco ho deciso nel 2013 di tornare in Italia. Ho iniziato a conversare con altre startup italiane: all’inizio eravamo in sette, condividevamo esperienze, idee, esigenze, dopo poco abbiamo creato un gruppo Facebook perchè riconoscevamo il valore e l’utilità dei nostri incontri. L’associazione nasce così, ad opera di sette start-up che abbinavano l’uso di tecnologie innovative alla promozione del turismo e della cultura.
In meno di due anni i membri sono passati da 7 a 60, fino ad arrivare ai 108 soci del 2016.

Avete creato una rete che riesce a coprire tutto il territorio nazionale: quali servizi garantite alle start up che si associano?

La prima esigenza a cui l’associazione ha cercato di rispondere è stata quella del networking, una delle necessità primarie delle startup. Partendo da questa prima esigenza abbiamo iniziato a porci come amplificatore della visibilità delle nostre startup attraverso accordi con le fiere che si occupano di turismo. Grazie all’associazione gli iscritti hanno gratuitamente la possibilità di esporre e far conoscere la propria azienda all’interno delle più importanti fiere turistiche italiane.
Ogni anno realizziamo uno o più Investor day, un evento in cui le migliori start-up hanno la possibilità di presentare il loro prodotto in 7 minuti davanti una platea di investitori. In questo modo aiutiamo i nostri associati a trovare capitali: fino ad oggi ogni evento realizzato ha avuto grande partecipazione di investitori. Dal 2016 abbiamo dato il via ad una attività di mentoring per gli associati, attraverso una rete di persone che hanno fortissime skills in ambito aziendale messe a servizio delle startup.
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Si sente parlare spesso della “mortalità” delle start up, alcune hanno difficoltà anche a superare i due anni di attività. In che modo voi riuscite ad aiutarle?

Se il nostro punto di partenza è stato il networking, la nostra mission è effettivamente quella di contribuire alla riduzione della mortalità delle startup. Noi li aiutiamo ad affrontare i rischi e le prime difficoltà in cui incorrono, in Italia l’entusiasmo per le start up è stato grande ma manca ancora una crescita della cultura del fare impresa. Molti giovani che arrivano in associazione hanno un approccio all’imprenditorialità un pò naïve e ancora poco strutturato: l’associazione cerca di aiutarli a capire le reali opportunità imprenditoriali del loro progetto e a inquadrarlo in funzione di un accumulo di capitali tale da garantirne la crescita.

Un progetto ambizioso e una rete di associati in continua crescita, quali traguardi ha portato il 2016?

Siamo diventati il punto di riferimento per le startup travel italiane. Abbiamo partecipato a tutte le più importanti fiere turistiche generando un valore di milioni di euro di spazi espositivi gratuiti. Gli investor day hanno avuto una grande affluenza di aziende e possibili investitori. E’ difficile quantificare i risultati dell’attività di mentoring ma abbiamo notato che ha sicuramente incentivato la collaborazione tra start up: aziende che offrono servizi simili hanno iniziato a lavorare assieme diventando così più strutturate e più forti per affrontare il mercato.

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Visti i risultati di quest’anno quali novità possiamo aspettarci dal settore turistico ?

Molte startup si stanno specializzando su alcune nicchie particolarmente interessanti, come ad esempio il turismo per famiglie con bambini, il turismo per disabili o quello per gli sportivi, tutte realtà a cui i grandi tour operator non prestano ancora particolare attenzione. Un altro trend in forte crescita a livello internazionale sono le intelligenze artificiali legate al turismo (ad es. i “personal assistant”). E’ un campo molto complesso che richiede grandi investimenti e i ritorni sono ancora incerti pertanto in Italia ha attecchito meno che in altri paesi ma non escludo che sarà uno dei focus principali per le startup del futuro.

E voi su cosa puntate per il 2017?

Stiamo notando, grazie ai successi ottenuti fino ad oggi, che la nostra associazione potrebbe diventare un format esportabile in Europa, sarebbe interessante anche per i nostri associati misurarsi con realtà analoghe non italiane. Noi consigliamo di puntare su alcuni fattori chiave: qualità del team, scalabilità dell’idea e monetizzazione. Molte startup agli inizi sono estremamente sbilanciate in termini di risorse umane e strategie, alcune puntando solo su progetti locali hanno difficoltà nel trovare capitali; altre sulla scia dei colossi Facebook, Twitter o Instagram puntano solo sulle belle idee che purtroppo non garantiscono una monetizzazione stabile.

Grazie a Pietro Ferraris per i suoi consigli e in bocca al lupo a tutte le startup del turismo italiane per un 2017 ricco di successi!

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