Nascita e mortalità delle startup innovative in Italia: facciamo chiarezza

Scritto da
Tag: , ,

Dare avvio a una startup può sembrare un gioco da ragazzi, ma farla sopravvivere è una grande sfida da veri imprenditori.

La scorsa settimana basandoci sui dati della Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della normativa a sostegno delle startup e delle PMI innovativepubblicata dal Ministero dello Sviluppo Economico a fine dicembre 2015 abbiamo delineato le caratteristiche principali degli startupper innovativi in Italia. Oggi vogliamo proseguire con la lettura ragionata del documento e lo facciamo parlando di uno degli argomenti più discussi sul tema: la mortalità delle startup.
Quanto spesso abbiamo letto di impietose statistiche che annunciavano che “nel Bel Paese sopravvivono 3 startup ogni 10” “ci si lancia nella sfida ma non si arriva a raggiungere l’anno di vita”…certo la situazione non è tutta rose e fiori ma dopo tanti commenti negativi questa volta i dati sono incoraggianti e fanno capire che, dopo tanto fumo ora gli arrosti stanno uscendo dal forno e si tratta di qualcosa di qualità con le carte in regola per non vedersi fuori dal mercato al primo soffio di vento.

Sappiamo che il sistema delle startup innovative è cresciuto in misura sensibile nel corso del 2014, per questo motivo ora mettiamo sul piatto i numeri (dello scorso anno, per procedere poi con quelli del 2015).

2014: Il saldo positivo tra aperture e chiusure è di 1.643 unità e il tasso di crescita del numero delle imprese registrate è del +111,2% sul 2013. Nel 2014 le nuove iscrizioni sono 1.699, un risultato superiore a quello dell’anno precedente; di queste, 1.180 (il 70%) sono imprese nate nel corso del 2014. Le cancellazioni dalla sezione speciale del Registro sono appena 56, di cui 25 dovute a cessazione dell’attività (45%). Le restanti imprese hanno perso i requisiti della startup innovativa individuati dal decreto-legge 179/2012. Lo stock a fine anno si attesta a 3.120 unità rispetto alle 1.477 di dicembre 2013. Di queste, 1.421 imprese hanno confermato la propria iscrizione rispetto all’anno precedente (46% del totale). Nel 2014 tutte le aree del Paese hanno fatto registrare un saldo positivo rispetto al 2013.

La misurazione dei trend di mortalità rappresenta prima di tutto un indice significativo del tasso di innovatività delle imprese e della loro propensione al rischio.

startupinnovative_2014

 

PRIMO SEMESTRE 2015: Nei primi sei mesi del 2015 il sistema delle startup innovative è continuato a crescere a grande velocità. Rispetto a fine 2014 il saldo positivo tra aperture e chiusure è di 1.086 unità, pari a un tasso di crescita del numero delle imprese registrate del +34,8%. Nel primo semestre 2015 le nuove iscrizioni alla sezione speciale del Registro sono 1.249, di queste 748 (il 60%) sono imprese nate da gennaio a giugno 2015. Le cancellazioni dalla sezione speciale del Registro sono 163, di cui però appena 34 dovute a cessazione (21%). Le restanti società hanno perso i requisiti della startup innovativa individuati dal decreto-legge 179/2012, in particolare 77 società costituite dal 20 ottobre 2008 e fino al 19 ottobre 2009 sono uscite dall’elenco delle Camere di Commercio. Lo stock al 30 giugno 2015 si attesta a 4.206 unità rispetto alle 3.120 di dicembre 2014; di queste, 2.957 imprese hanno confermato la propria iscrizione. Nel primo semestre dell’anno corrente tutte le aree del Paese hanno registrato un saldo positivo rispetto al 2014.

 

startupinnovative_2015

 

Di fronte ai dati appena snocciolati tiriamo un po’ di somme, ordinatamente:

Il numero delle startup innovative cessate è davvero modesto, si tratta di appena 59 nell’ultimo anno e mezzo, e, come anticipato, è un dato in forte controtendenza rispetto a quanto ha indicato la recente letteratura a riguardo dalle analisi della Kauffman Foundation al “Rapporto PMI Mezzogiorno 2015” condotto da Confindustria e Cerved il quale  evidenzia che a tre anni dalla nascita (tra il 2009 e il 2012), il tasso di sopravvivenza delle imprese in Italia sia pari al 44,2% (48,3% nel Mezzogiorno).

A onor del vero è importante sottolineare che il basso numero delle startup innovative cessate potrebbe essere attribuibile, oltre che all’influsso della policy, al fatto che molte di queste imprese sono ancora nella fase di “impostazione” delle proprie linee di attività, che non sono ancora entrate nel “vivo” del mercato. Un’altra lettura potrebbe essere quella di intendere questo indicatore come una ridotta propensione all’innovazione e al rischio. Certamente il carattere recente della policy e del suo risvolto concreto non consentono al momento di giungere a una risposta univoca.

Non stiamo parlando di svolte incredibili, ma possiamo certamente affermare che finalmente si può parlare di startup innovative con una dose di incoraggiamento in più, che chi decide di mettersi in gioco su questo campo non ha necessariamente una strada segnata di “sicuro fallimento”.

Tra qualche mese il Ministero presenterà un’ulteriore approfondimento su questa tematica dopo aver svolto un’indagine qualitativa sul mondo delle startup innovative e di fronte a ciò potremo delineare il quadro con maggiore sicurezza.

 

 

Rispondi

  • (will not be published)