Metti in gioco il tuo modo di fare turismo: Play the City

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Per la sezione Racconta la tua impresa, Francesco ci ha raccontato la storia di Play The City, un modo per “rivoluzionare” lo sguardo delle persone che viaggiano e esplorano una città.

L’idea si basa sul concetto di gamification applicato al turismo e ai beni culturali: cacce al tesoro si alternano a cene con delitto ma anche a visite guidate interattive.

Lo sforzo di Francesco e del team di Play the City è stato quello di trasformare un’esperienza individuale in qualcosa che potesse connettere le persone, usando gli strumenti digitali. 

Ma lasciamo a lui la parola! 

Come è nata l’idea di Play the city?

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Facevo parte di un team che aveva appena sviluppato uno dei primi esperimenti di gamification applicata al turismo quando è arrivata l’idea di Play The City. Era il 2008 e ho iniziato a pensare a come si potevano superare i limiti emersi per un’esperienza che rimaneva individuale e che, in un mondo che stava diventando social, non aveva quest’ultima componente. Ci ho messo 5 anni a diventare guida turistica e a trovare una persona che potesse accompagnarmi in questo percorso. Con Paolo frequentavamo insieme il Liceo e quando l’ho chiamato per proporgli di pensare a visite guidate interattive che mettessero al centro il visitatore ma che al tempo stesso non perdessero il contatto con la realtà che ci circonda e la sua bellezza, lui è stato subito entusiasta di partecipare al progetto.

Amore per l’arte, la cultura ma soprattutto per raccontare storie (le mie competenze) e amore per il gioco, per l’interazione e per le dinamiche di gruppo e per la tecnologia.

Ci sono state difficoltà che hai dovuto superare per fare partire la tua Impresa? Come hai fatto?

Appena partiti ci siamo trovati davanti ad una montagna: volevamo fare qualcosa di nuovo, in un settore in cui tutti ci dicevano che “non ci si può mangiare”.

Niente bandi, niente finanziamenti.

Via a testa basta, abbiamo investito molto del nostro (soprattutto tempo) e cercato professionisti che ci aiutassero dove eravamo carenti.

Ci siamo fatti insegnare come si gestisce la comunicazione, come si prepara la grafica di una pubblicazione, come si creano contenuti adatti ai social ed al nostro sito.

Il nostro più grande problema è che, a detta di molti, abbiamo in mano un gallina dalle uova d’oro (le nostre competenze), ma questa gallina di uova ne fa ancora troppo poche per poterla nutrire meglio (e quindi fargliene fare di più).

Altro grande problema è che i bandi riservati alle start up quasi sempre dimenticano che l’innovazione può essere anche sociale e non solo legata alle nuove tecnologie, per cui spesso noi rimaniamo (tristemente) fuori.

Quali sono le motivazioni alla base del successo?

La passione e la cura che investiamo nelle nostre attività fanno in modo che chi vi partecipa si senta sempre parte di qualcosa di speciale. I partecipanti ai nostri “giochi” non sono mai passivi; non gli viene mai chiesto di mettere il loro “like” a un post: sono loro a scrivere qualcosa di noi e dell’esperienza che hanno fatto e a condividerlo.
Il passaparola di persone entusiaste ci ha fatti crescere in ambiti molto diversi e con clientele molto diverse tra loro.

Lesson learnt: cosa abbiamo imparato da Francesco

Acquisire competenze per una gestione autonoma di tutti gli aspetti del progetto è fondamentale: per farlo occorre molta umiltà e voglia di mettersi in gioco. Anche quando il core business non c’entra con la comunicazione della nostra idea, nella comunicazione efficace risiede una parte rilevante del nostro lavoro, specialmente quando dobbiamo attivare il passaparola.

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