Lo startupper (innovativo) italiano: identikit dell’innovazione made in Italy

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Chi è lo startupper innovativo italiano? Da dove proviene, in che ambito lavora…un breve identikit per conoscere meglio i giovani imprenditori di oggi che iniziano a mettere le basi per diventare i grandi protagonisti del futuro!

A fine dicembre scorso il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato la Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della normativa a sostegno delle startup e delle PMI innovative in cui ha delineato l’attuale situazione italiana del settore imprenditoriale innovativo.

I dati hanno generali portano davanti segno positivo, ad iniziare dal numero delle imprese innovative iscritte al Registro Italiano. Al 30 giugno 2015 il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio contava 4.206 startup innovative, di cui oltre 3.000 costituite dopo l’entrata in vigore del decreto-legge 179/2012 (20 ottobre 2012). Entrando nei particolari: il 18% è stato costituito nel 2015, il 35% nel 2014, il 23% nel 2013, il restante 24% prima del 2013.

Le imprese innovative sono per quasi l’80% società a responsabilità limitata, 16,7% ha scelto la forma giuridica della srl semplificata (compresa quella con socio unico e a capitale ridotto), il 2,1% sono società cooperative e, infine, l’1,4% sono società per azioni. È presente anche una società costituita come limited in base alle leggi del Regno Unito.

Ma chi c’è alla guida di queste innovative imprese?

Se vi è capitato di assistere a uno dei numerosi eventi dedicati all’innovazione che si svolgono mensilmente nel nostro Paese, vi sarete di certo ritrovati circondati da un gran numero di ragazzi occhialuti e attenti pronti a tirar fuori il proprio biglietto da visita. Scherzandoci un po’ su bisogna proprio dire che lo startupper italiano ha una sorta di “divisa convenzionale” che lo fa riconoscere anche da lontano: zaino in spalla in cui custodisce gelosamente il suo pc, vive con lo smartphone costantemente in mano per poter essere sempre connesso con il web e le grigie occhiaie che gli contornano gli occhi fanno intuire che nell’ultima settimana ha speso più tempo del previsto a lavorare su quel progetto a discapito delle ore di sonno.

Lo startupper è appassionato, coinvolto e sensibile; vuole innovare e crede nel suo progetto (anche se a volte finisce per innamorarsene fin troppo e a non vedere se qualche cosa non funziona…).

Lasciando da parte l’ironia proseguiamo sui dati per delineare un vero e proprio identikit dello startupper italiano: è un uomo, ha 40 anni e ha conseguito una laurea. Incrociando i dati con una recente indagine condotta dall’Università di Padova10, ben il 46% dei founder di startup hanno già avuto una precedente esperienza manageriale, e tra questi il 41% dichiara di aver maturato un’esperienza manageriale di almeno 10 anni. Nel 31% dei casi c’era già stata anche un’esperienza imprenditoriale precedente.

Quali sono i settori economici più innovativi?

L’80% delle startup opera nel settore dei servizi privati alle famiglie e alle imprese; se si escludono i comparti del turismo e del commercio, il 76% delle startup italiane fornisce servizi alle imprese. In particolare, le attività nettamente prevalenti sono quelle relative alla consulenza informatica e alla produzione di software (circa il 42% del totale startup). Seguono le attività di ricerca scientifica e sviluppo e le attività professionali e tecniche (28%). Solo il 18% delle startup innovative opera nei settori dell’industria manifatturiera e delle costruzioni; infine il commercio incide soltanto per il 4% del totale.

Dove si trovano le startup innovative?

È il nord Italia a essere la culla della startup italiane, i dati affermano che al Nord sono nate il 56,3% delle nuove imprese innovative (30,7% Nord-ovest, 25,6% Nord-est), le regioni del Centro ne ospitano il 21,4%, mentre nell’area meridionale troviamo il restante il 22,3% delle startup innovative del Paese, quelle del Nord il 56,3% (30,7% Nord-ovest, 25,6% Nord-est). La regione italiana con la più alta quota di startup innovative è la Lombardia (21,8%), che è poi anche la patria del maggior numero di imprese attive italiane (18,3% del totale). Al secondo postol’Emilia-Romagna, con l’11,9% delle startup (8,5% delle imprese attive totali), poi il Lazio con il 9,8% delle startup (9,4% delle imprese attive) e al quarto posto il Veneto con il 7,5% (9,1%).
Tra le regioni del Mezzogiorno, la Campania e la Sicilia si collocano al settimo e all’ottavo posto della classifica nazionale, rispettivamente con il 5,8% delle startup totali (e il 7,8% delle imprese attive) e con il 4,3% delle startup (e il 6,1% delle imprese). In particolare, tre regioni del Mezzogiorno (Sicilia, Sardegna e Puglia) ospitano alcune fra le startup di dimensione maggiore in termini di dipendenti (le startup che appartengono alla classe 20-45 addetti, sono in totale in Italia soltanto 11).

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