Culturability: un incubatore diffuso per fare insieme cooperative

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Un bando nazionale dedicato alle giovani cooperative: quest’anno la Fondazione Unipolis ha dato altissima rilevanza a Culturability, un progetto dall’ampio respiro che offre ai giovani con buone idee di dare vita a imprese. A base cooperativa.

Roberta Franceschinelli, che si sta occupando del progetto, ci offre la possibilità di approfondirlo: ne esce una dimensione complessa che nasce online e prosegue offline con appuntamenti su tutto il territorio nazionale. A supporto c’è una rete diversificata che oltre al contest, indica un sentiero per accompagnare le giovani coop.

 

Come è nata l’idea del progetto: quali sono state le motivazioni per cui la Fondazione ha deciso di investire sui giovani e le loro idee innovative?

Il bando è nato all’interno del progetto “culturability” della Fondazione, con cui da cinque anni lavoriamo sulla dimensione di responsabilità sociale e di sostenibilità della cultura. Nel corso del 2012, abbiamo riflettuto sulla necessità di dare nuovo slancio all’iniziativa e innovarla anche in relazione al contesto sociale ed economico di crisi. In un momento in cui il problema dell’assenza di lavoro per molti giovani era ed è fortissimo, abbiamo deciso di ideare un progetto che offrisse opportunità concrete di occupazione agli under 35 che vogliono mettersi in gioco, puntando sulle proprie capacità e competenze, per dare risposte innovative alle questioni che sono aperte nella società italiana.

L’idea di imprenditorialità sulla quale abbiamo deciso di puntare è per così dire “condivisa”, di geni solitari che inventano Facebook non ce ne sono molti… Crediamo, invece, abbia più senso favorire percorsi di condivisione in cui le energie si mettono assieme (e non competono solamente). Per questo, abbiamo proposto una forma imprenditoriale specifica per le startup che nasceranno e sosterremo, quella cooperativa, che richiede la presenza di almeno 3 persone che diventano “soci”.

La scelta di puntare sui “giovani” è nata anche dalla convinzione che questo Paese non si cambia se non si dà spazio a persone che possono portare approcci e visioni nuove, perché sono “portatori sani” di futuro. In parte per gli stessi motivi, abbiamo deciso di sostenere progetti nei settori culturale e creativo, un ambito che ha grandi potenzialità ancora inesplorate in Italia e che rappresenta, invece, una leva fondamentale di sviluppo sociale ed economico. Mettendo assieme tutti questi ingredienti è nato “culturability – fare insieme in cooperativa”: un bando per promuovere e sostenere 15 startup in forma cooperativa promosse da under 35 nei campi della cultura e della creatività. Per supportarli, come Fondazione Unipolis abbiamo messo a disposizione 300 mila euro (20 mila a progetto) e un percorso di mentoring e accompagnamento garantito dai nostri partner.

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Quali sono state le fasi del progetto? Come avete proceduto nella selezione dei candidati e come si sono poi sviluppate e trasformate le varie idee attraverso il confronto e la partecipazione dei vari protagonisti?

Il percorso del bando è durato quasi un anno: 10 mesi che abbiamo vissuto con grande entusiasmo e trasporto, cercando di raccogliere i tantissimi stimoli che abbiamo ricevuto e di offrirne altrettanti.

La fase 1, con l’apertura della call online, è durata dal 21 febbraio al 30 aprile 2013. In quell’arco di tempo, il bando è stato promosso principalmente sul web ed abbiamo organizzato 17 incontri di presentazione per metterci in connessione con i ragazzi interessati, favorendo un contatto costante (con assistenza telefonica, tramite mail, sui social network Facebook e Twitter, oltre che con una presenza concreta).

Contemporaneamente, oltre a inviare il progetto “ufficiale” ai fini del bando, i partecipanti hanno potuto pubblicare informazioni aggiuntive, materiali multimediali e altro, sulla piattaforma Timu della Fondazione  <ahref. Complessivamente, abbiamo ricevuto 824 progetti presentati da 3 mila under 35, in maggioranza donne con un’età media di 28.7 anni, provenienti da tutte le regioni italiane (eccetto la Val d’Aosta). Un numero di gran lunga superiore rispetto alle nostre aspettative iniziali che, non nascondo, ci ha messo anche un po’ in crisi! Queste prime idee imprenditoriali sono state sottoposte a una verifica di ammissibilità rispetto ai requisiti del bando e sono 581 i progetti che l’hanno superata.

Abbiamo incontrato i referenti di tutte queste proposte nei mesi di giugno e luglio, nel corso di un lungo tour con 13 incontri di coaching sui territori di provenienza dei progetti, durante i quali abbiamo messo a disposizione degli under 35 una serie di competenze, informazioni e strumenti sulla forma cooperativa, su come fare un business plan e altro ancora. Credo che queste giornate siano servite a promuovere fra i 500 partecipanti la cultura d’impresa, il desiderio di mettersi in gioco e di impegnarsi direttamente nell’attività aziendale, la figura stessa dell’imprenditore (che non è proprio la prima professione a cui i giovani italiani sono spinti a pensare), con una specifica attenzione alla forma cooperativa.

Sono state poi un’occasione di contaminazione importante fra noi, gli aspiranti startupper e il mondo cooperativo, oltre che un modo per stabilire un contatto con i rappresentanti e i consulenti delle organizzazioni territoriali di Legacoop, che hanno in qualche modo “adottato” partecipanti e idee progettuali per supportarli nella loro trasformazione in vere e proprie proposte imprenditoriali strutturate.

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Dopo gli incontri estivi, infatti, i partecipanti sono stati accompagnati nella redazione del business plan e del piano economico finanziario dei propri progetti, che hanno inviato entro la deadline del 31 ottobre. È stato un processo importante: di fronte alla difficoltà di dare concretezza e sostenibilità economica ai propri progetti, alcuni team di lavoro si sono resi conto che non erano pronti a proseguire il percorso, altri hanno affrontato la sfida e alla scadenza sono arrivati 272 proposte imprenditoriali. Molte di queste erano parzialmente mutate nel corso dei mesi rispetto all’idea iniziale presentata, un segnale anche del processo di maturazione e di apprendimento che i ragazzi avevano vissuto. Costruire un business model è un processo complesso, soprattutto per persone che provengono dal mondo culturale, dove si è più abituati a ragionare sulla creatività delle idee che sui numeri.

I 272 progetti imprenditoriali sono stati esaminati dalla Commissione di Valutazione e il 19 dicembre abbiamo comunicato i 15 a cui andranno contributo economico e attività di mentoring.

 

I vincitori sono stati selezionati da una giuria d’eccellenza che ha valutato i progetti secondo differenti variabili e studiandone le potenzialità future. Ora che il progetto si è concluso continuerete a seguire in qualche modo le realtà vincitrici o le lascerete semplicemente spiccare il volo?

La selezione della Commissione è avvenuta sulla base dei criteri di valutazione indicati nel bando: valore culturale, sviluppo e creazione di lavoro, innovazione e coesione sociale, sostenibilità economica, impatto ambientale, capacità e curricula dei proponenti. La scelta non è stata facile, perché numerosi e molto validi sono i progetti che abbiamo ricevuto e ai quali ci siamo appassionati nel corso di questi mesi. L’annuncio dei 15 selezionati non rappresenta per noi la conclusione del percorso, ma una nuova fase che si apre e che proprio in questi giorni si sta concretizzando. Vogliamo affrontare con tutti gli under 35 la sfida di trasformare una buona idea in un’impresa che funzioni. Per questo, accompagneremo e supporteremo le startup affinché non siano iniziative spot, ma durino nel tempo.

 

L’aspetto più interessante del bando è proprio il percorso di accompagnamento e supporto che è stato offerto fin dall’inizio, nel momento di apertura delle candidature, ed è poi proseguito nella fase centrale, con un supporto ai partecipanti nella redazione del business plan. In questi mesi, abbiamo realizzato quello che ci piace definire un “incubatore diffuso” sul territorio. L’attività di mentoring e supporto verrà garantita alle 15 cooperative selezionate nel momento della costituzione e nei mesi successivi. Stiamo valutando con i nostri partner la possibilità di offrire sostegno anche ad altri progetti partecipanti validi che non sono stati selezionati.

 

Tutto questo è stato ed è possibile grazie ai soggetti che hanno creduto e preso parte al percorso del bando: Unipol Banca e Unipol Assicurazioni, attraverso cui diamo disponibilità alle neonate cooperative di accedere a servizi bancari e assicurativi a condizioni vantaggiose; la Legacoop a livello nazionale e territoriale che fornisce assistenza e supporto specialistico. Sono partner anche Coopfond (il fondo mutualistico di Legacoop), l’Associazione dei giovani cooperatori Generazioni e l’Associazione dei cooperatori Senior Coop, la Fondazione Ahref che, con la sua piattaforma Timu, ci ha supportato nello storytelling dell’intero progetto, che a breve ricomincerà per continuare a raccontare le startup cooperative.

 

A livello macro cosa pensate potrà significare un progetto di questo tipo alla luce dell’attuale fase economica italiana?

Siamo consapevoli che la nostra è un’iniziativa di dimensioni limitate di fronte a problemi come la crisi economica, la disoccupazione o la scarsa considerazione in termini economici e imprenditoriali di cui godono i settori della cultura e della creatività. Tuttavia, crediamo che progetti come il nostro servano a mettere in moto tanti piccoli enzimi di cambiamento, oltre che a mostrare un’altra faccia positiva del Paese che ha voglia rinnovarsi ed è impegnata concretamente a farlo.

I 15 vincitori di “culturability” vedono direttamente protagonisti 66 giovani, che hanno posto le basi per creare altrettanti posti di lavoro, che potranno aumentare con il consolidamento delle iniziative imprenditoriali.

Sono progetti e modelli di business molto diversi tra di loro, che dimostrano il fermento e le tante energie che si muovono nel mondo creativo e culturale italiano. Sono espressione delle competenze, delle capacità e dell’ingegno di tanti giovani che vogliono essere protagonisti e imprenditori del proprio futuro. La provenienza territoriale è varia, ci sono 7 progetti del nord, 6 di sud e isole, 2 del centro. Gli ambiti dei 15 spaziano dall’artigianato digitale – che rivisita il know how del Made in Italy in chiave digitale – a nuove idee e strumenti per l’editoria, da spazi creativi e atelier aperti alla cittadinanza all’animazione video, passando per la produzione di capi di moda etica che dà lavoro a donne svantaggiate e per la creazione di prodotti culturali cinematografici accessibili a tutti.

 

Emerge uno scenario nuovo in cui si parte dalla tradizione culturale e creativa italiana per sperimentare nuove forme di innovazione sociale, sostenibilità e coinvolgimento delle comunità, affermando un’idea di sharing economy all’insegna della collaborazione e della condivisione, innovando la stessa cultura cooperativa.

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