Innovazione e sostenibilità per dare nuova vita alla risaia di famiglia

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“Mi sono sempre sentita cittadina del mondo: ho frequentato la scuola elementare americana, ho studiato all’estero con il progetto Erasmus ed il progetto Socrates per la tesi; ho incontrato, conosciuto e apprezzato persone diverse, culture diverse, realtà diverse.

Se ripenso al passato mai avrei pensato mi sarei ritrovata a tornare nella mia cittadina natale a gestire l’azienda agricola di famiglia”.

Alice è un giovane 30enne laureata in economia e marketing, ha lavorato in questo settore per diversi anni con incarichi prestigiosi in aziende leader italiane, finchè nel 2008, ha deciso di cambiare del tutto vita e tornare alle origini.
“L’azienda agricola della mia famiglia coltivava riso da generazioni ma veniva gestita conto terzi. Dopo aver scritto la tesi di laurea a New York, incentrata sula qualificazione del gusto della grande mela, mentre svolgevo un tirocinio nel periodo di apertura del punto vendita di Eataly, ho iniziato ad appassionarmi molto alla cultura culinaria e al valore del cibo. Un giorno ho pensato di mettermi in gioco, di vedere se potevo mettere insieme questa mia nuova passione e la tradizione della mia famiglia in modo produttivo. Così ho iniziato a darmi da fare nell’attività agricola in prima persona.

Non è di certo uno di quei lavori che si improvvisa per cui ho frequentato un corso serale in agricoltura, e mi sono fatta insegnare da chi già faceva questo mestiere la vera e propria pratica interpellando i collaboratori della mia famiglia e stringendo una solida rete di conoscenze e legami”.

CeruttiDagli studi scientifici al lavoro in risaia il passo è molto lungo, non certo semplice e sicuramente ambizioso ma Alice è determinata. Vuole prendere in mano l’azienda di famiglia e darle un nuovo valore.

Quali sono stati i primi cambiamenti che hai apportato e come hai fatto a sostenerli, anche economicamente?
“Da subito ho capito che limitarci a produrre e vendere il risone, cioè il riso grezzo, non ci dava la possibilità di differenziarci, di far comprendere la qualità del nostro prodotto; così ho armonicamente inserito nella struttura storica un essicatoio e un magazzino per riuscire a lavorare direttamente il prodotto giungendo al riso finito. Mantenere l’ambiente il più inalterato possibile e pensare in chiave green erano le basi su cui non transigere; per cui ho anche installato un impianto fotovoltaico per l’energia. Per quanto riguarda questi investimenti iniziali ho dovuto principalmente contare sulla mie risorse e su quelle della mia famiglia, ma ho anche partecipato al bando per lo sviluppo rurale della mia regione scon cui ho potuto finanziare il 20% del mio investimento.”

Quale credi sia stata l’intuizione geniale, quel quid in più che ti ha permesso di entrare in gioco nel mercato e sviluppare un’attività florida?
“Devo dire che le intuizioni importanti sono state due. Innanzitutto ho pensato fosse necessario vendere il prodotto direttamente al consumatore permettendo di farci conoscere personalmente e presentandolo nelle sue peculiarità per cui ho avviato la vendita in azienda. La seconda intuizione è stata quella di valorizzare il territorio. Mi sono avvicinata ad un progetto europeo intitolato Eurorice che promuove la naturalità e la valorizzazione della biodiversità, così ho piantumato più di 1 km di risaie con arbusti e alberi autoctoni ormai introvabili per ripopolare la zona di coltivazione ed incrementare l’ecosostenibilità aziendale; infine ho ripristinato un fontanile.

Devo dire che a questo punto è stato un po’ come se la natura mi volesse ringraziare: infatti la pittima reale, un volatile rarissimo in via di estinzione, ha iniziato a nidificare proprio nel mio campo; ho da subito creato le condizioni più adatte lasciando una camera del campo incolta perché l’animale possa essere a suo agio. Ora la sua presenza richiama blogger e ornitologi da ogni Paese e, di conseguenza, fa pubblicità alla mia azienda.”

Alice ha saputo coniugare storia, tradizione, ambiente e innovazione ed ora le sue risaie hanno una nuova identità sono valorizzate a pieno.
Ma cosa manca, secondo te, cosa potrebbe fare la differenza in questo fondamentale ramo dell’agricoltura italiana?
“Attualmente sono rappresentate italiana dei giovani agricoltori Anga a Bruxelles, stiamo portando avanti un’ importante mozione per la tracciabilità del prodotto: purtroppo manca un obbligo di etichettatura certificata su questo tipo di coltura per cui si può scrivere “provenienza: Italia” anche se solo il confezionamento è avvenuto nel nostro Paese.
Credo che l’ottenimento di un’obbligo di tracciabilità potrebbe essere il passo fondamentale che farebbe la differenza per valorizzare le nostre colture.”

 

Si ringrazia Confagricoltura Giovani Imprenditori (ANGA) per aver fornito le informazioni utili alla redazione di questa storia di giovani imprenditori di successo.

 

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